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Storia

SESTO [Sestu] di Cagliari, villaggio della Sardegna, nella divisione e provincia di Cagliari, compreso nel mandamento di Selargius, sotto il mandamento di prima cognizione di Cagliari, e nell’antica circoscrizione del Campidano.

Questo nome ha sua ragione nella situazione che esso avea sopra una delle antiche strade Sexto ab urbe lapide, cioè presso la VI colonna migliaria. Ora però non trovasi più questa popolazione nel punto ove trovavasi in quei tempi, che era a poco meno d’un terzo di miglio presso la cantoniera che dicono di Sestu alla parte meridionale sopra uno di quei rialti, sì che allontanossi dal primo suo sito verso levante di più che un miglio e mezzo romano, o di miglie ital. 1 1/3 circa.

La sua situazione geografica è nella latitudine 39°, 18' e nella longitudine occidentale dal primo meridiano di Cagliari 0°, 1', 15".

Giace in un vallone presso un rivo denominato dal suo nome sotto la confluenza di altri rivi, e per il rilevamento del terreno a tutte le altre parti si trova solo scoperto dalla parte di tramontana e di ostro-libeccio.

Da questo può il lettore formarsi una idea del clima di questo paese, dove nella estate si sente gran caldo, perchè la ventilazione marittima non può agitare il basso strato atmosferico, in cui siede; nell’inverno una mite temperatura, ma più spesso, massime nelle notti un freddumido che abbrivida; nelle stagioni di mezzo umidità e nebbia crassa, nociva alla sanità e alla vegetazione, e dove si respira un’aria grave, che nel tempo, in cui la terra è riscaldata e fermentano le materie organiche nel caloroso fango, e viziata dalla molta malignità che esala.

Le case sono in vari gruppi irregolari divisi da strade irregolarissime nella larghezza e nell’allineamento, e appena questi difetti son minori in quella, per cui si dovea passare prima che si aprisse la grande strada reale. Moltissime di esse hanno i loro cortili, che, almeno in qualche parte, sono insozzati dal letame delle bestie di servigio, e dalle immondezze delle case.

Territorio. Il comune di Sesto ha un territorio molto esteso relativamente alla popolazione, regioni di pascolo e di cultura, nelle quali lavorano e pasturano i campidanesi di Pirri e Pauli, che hanno territorio insufficiente.

Una parte di questa superficie è piana, l’altra rilevata in piccole colline, che potrebbero facilmente servire all’agricoltura, e piantarsi di viti, olivi e d’alberi cedui, di cui si patisse scarsezza.

Si notano due linee di colline, una procedente dal fianco occidentale di Corruboi, che appoggia, dalla parte australe il Serpellino e prosegue un po’ arcuata sino allo stagno, o lago maggiore di Cagliari per mi-glie 11; l’altra che levasi parallela a questa all’altra parte della valle e termina a poca distanza da Sestu con una lunghezza di migl. 3 1/2.

Le altre piccole eminenze che sono al ponente del paese procedono nella linea del meridiano e pajono una dipendenza del monte Oladiri di Monastir.

Le fonti sono rarissime e scarse, e se nell’inverno se ne trovano in numero presso il fondo delle valli, esse non durano che per poco, e non versano nè pur d’inverno, se la pioggia non sia frequente e copiosa.

Nel paese bevesi l’acqua dei pozzi, che spesso si sente ingrata pel sale e pesante allo stomaco.

Il rivo, che attraversa l’abitato proviene dal territorio di Soleminis, nella regione Doliese, e scaturisce dalle fonti che sono nelle vallette alla falda occidentale di Corruboi a migl. 2 1/2 a levante di detto paese, onde scorre verso ponente-libeccio.

Mentre questo rivo viene in Sestu dalla parte di greco, riceve a piccol tratto prima di entrare nel paese, come abbiamo accennato, un altro rivo provieniente dal monte Oladiri, e accresciuto alle acque de’ territori di Serdiana e di Soleminis.

Questo affluente non porta acqua nell’estate, ne abbonda nelle stagioni piovose, come il ramo principale, e siccome il letto e poco profondo si spargono le acque nella valle, e ristagnano, dove il suolo e concavo, formando paludette e pantani, ne’ quali si prepara ed elabora ne’ tempi caldi la pestilenza de’ miasmi.

Mancano in questo territorio gli alberi cedui, e trovansi rare le macchie.

I cacciatori trovano qualche cinghiale, alcune volpi, molte lepri, gran copia di uccelli, pernici, quaglie, e non pochi individui di specie palustri.

Popolazione. Nel censimento del 1846, la popolazione di Sestu notossi composta di anime 1293, distribuite in famiglie 340, e in case 310 (?).

Si distingueva poi come porta lo stesso censimento, secondo la varia età nell’uno ed altro sesso nel modo seguente:

Sotto i 5 anni

maschi 86, femmine 54;

sotto i 10

mas. 63, fem. 61;

sotto i 20

mas. 164, fem. 116;

sotto i 30

mas. 104, fem. 97;

sotto i 40

mas. 101, fem. 93;

sotto i 50

mas. 77, fem. 87;

sotto i 60

mas. 52, fem. 68;

sotto i 70

mas. 31, fem. 25;

sotto gli 80

mas. 8, fem. 13;

sotto i 90

mas. 2, fem. 1.

In rispetto poi dello stato domestico

Maschi scapoli ammogliati vedovi totale

419, 233, 26, 678.

Femmine zitelle maritate vedove totale

303, 229, 83, 615.

I numeri del movimento della popolazione nascite 46, morti 24, matrimoni 13.

Il carattere de’ sestani non è diverso da quello degli altri campidanesi, essendo essi pure gente tranquilla, laboriosa, e rispettosa della legge.

Sono applicati all’agricoltura 330, alla pastorizia 60, ai mestieri 25. Tra’ primi sono compresi quelli che esercitano esclusivamente la coltivazione ortense. Aggiungansi alcuni pochi che esercitano il negozio, un flebotomo, talvolta anche un chirurgo, uno o due notai e due preti.

Le donne lavorano sulla lana e il lino, non fanno però molto in questo rispetto, perchè vanno spesso in Cagliari a vendere certi articoli, come sogliono fare le altre campidanesi.

Le malattie dominanti in Sesto sono infiammazioni e febbri intermittenti estive ed autunnali.

Le persone riguardose della loro salute non si cimentano a passare in questo luogo in tempi ed ore che l’aria è imbevuta de’ miasmi che esalasi da’ pantani prossimi al paese, e dalla corruzione che fermenta dentro lo stesso paese, dove si usa gittare le immondezze nelle strade, anche i corpi morti de’ cani ed altri animali.

Questa malignità si potrebbe di molto diminuire se fosse vietato di sporcar le vie del paese, e di tener le fogne o l’immondezzajo ne’ cortili, e potrebbesi pure con poca fatica dare scolo alle acque che si lasciano stagnare prossimamente all’abitato, e colmare i fossi, che non potrebbero avere sfogo.

L’istruzione manca in ogni rapporto, e la scuola elementare, frequentata da 15 fanciulli, giova pochissimo a’ medesimi.

In tutto il paese sono appena 18 persone che san leggere e scrivere.

Agricoltura. Sono entro la circoscrizione di Sesto molti terreni ottimi per i cereali, e che producono abbondevolmente se vengono opportunamente le pioggie.

La quantità che annualmente si suol seminare è di starelli 1400 di grano, 400 d’orzo, 500 di fave, 60 di legumi, 10 di meliga, 100 di lino.

La fruttificazione mediocre è al 12 del grano, al 15 dell’orzo, al 18 delle fave, al 12 de’ legumi, al 100 della meliga. Il lino produce esso pure bene secondo le condizioni del suolo.

Oltre le notate quantità di grano e di orzo, seminate da’ coloni del paese, si devono notare le seminagioni, che fanno sullo stesso territorio i coloni de’ vicini paesi di Pirri e Pauli.

L’orticultura ha nel fondo di questo vallone un terreno ottimo, e perchè le specie ortensi si possono facilmente vendere in Cagliari, però molti sono applicati alla loro coltivazione.

I prodotti sono di ottima qualità.

Anche le vigne hanno nello stesso territorio siti di felicissima esposizione in un suolo di natura propizia a quella specie.

Si coltivano tutte le varietà di uve bianche e rosse, da vendemmia e mangiabili, che si trovano nelle vigne del restante Campidano, e i vini comuni e gentili, se ne sia curata la manipolazione, sono della stessa bontà de’ vini di Pirri e Quarto.

Il vigneto essendo esteso si vendono uve mangiabili e si fa gran quantità di mosto. Una piccola parte di questo si cuoce per la sapa di provvista.

La cultura degli alberi fruttiferi di tutte le specie comuni nel Campidano è anche qui curata con certo studio per il profitto che ritraggono vendendo i frutti pendenti a’ rigattieri di Cagliari, o vendendogli gli stessi proprietari a proporzione che maturano.

In questo vallone sarebbe una situazione molto favorevole agli agrumi; ma i sestani sono poco industriosi e non intendono il loro interesse.

Pastorizia. Dalla sunnotata estensione del territorio di Sesto si può dedurre che non mancano i pascoli, principalmente per le vacche e le pecore, e che è lecito educarne in gran numero; tuttavolta questo ramo non ottiene quella attenzione che si merita, ed è meno curato che fosse per l’addietro, eccettuata la specie pecorina.

Il bestiame rude numera capi vaccini 180, caprini 350, porcini 440, equini 100, pecorini 8000. Ma notisi che in questa ultima somma sono molte greggie, i cui proprietari sono in altri paesi.

Il bestiame di servigio comprende buoi 300, cavalli 60, giumenti 200.

In molti cortili si hanno de’ majali, che dopo esser ben cresciuti e ingrassati co’ fichi d’India si macellano per i bisogni delle case particolari.

La cultura delle api è molto ristretta, e forse non si hanno 200 alveari, sebbene sia questa una regione, dove se ne potrebbero aver migliaja.

Commercio. Tutto il commercio de’ sestani è con Cagliari, dove portano i loro prodotti.

Computato il provento approssimativo de’ diversi articoli si può dire che entri in Sesto non meno di ll. 120 mila.

Religione. Questa parrocchia è sotto la giurisdizione dell’arcivescovo di Cagliari, ed è servita da due preti, il primo de’ quali fa le veci del canonico prebendato delle decime del luogo. Questo vicario è amovibile al cenno del canonico, e però si qualifica pro-vicario.

Della condizione meschina delle chiese amministrate da vicari e pro-vicari abbiam ragionato altrove.

La chiesa parrocchiale è intitolata s. Georgio martire, povera di arredi, poco pulita, non ben servita.

Dopo questa è un’altra chiesa dedicata a s. Antonio da Padova.

Le feste principali sono per i due titolari.

Nella campagna è l’antica chiesa di s. Gemiliano, a maestro-tramontana del paese, nella distanza di migl. 2 1/2. Vi si festeggia per il Santo, dal quale è denominata, nel mese di settembre con numeroso concorso da’ vicini paesi, e vi si celebra una fiera.

Antichità. Si osservano in alcuni punti gli avanzi e le macerie de’ nuraghi, e si riconoscono i siti, che in altri tempi erano popolati, e che restarono deserti per varie cause e massime per le pestilenze.

Nel P. Aleo trovansi notate nel territorio di Sesto quattro antichi casali, cioè Sestu-pittiu (Sesto minore), Balaridi o Baradili nome che troviamo nel Campidano di Arborea (Baratili)), e in quello di Uselli (Ba-radili), Zunuri e Susùa.

Avverta il lettore, che la pronunzia del secondo nome (Balaridi) variasi ancora in Boladiri e Oladiri, e che le colline così appellate presero il nome dal predetto paese distrutto. Siccome però Baladiri, variato in Baladri, insieme con la villa di s. Gemiliano trovansi pure indicate dallo stesso autore sotto Serdiana; però devesi qui riconoscere una ripetizione, e dovendosi così la villa Baladri, come quella di s. Gemiliano attribuirsi a Serdiana, o a Sesto, e includersi nella circoscrizione della curatoria di Parti Jola, o in quella del Campidano, io volentieri l’attribuirei Baladri alla prima e la villa di s. Gemiliano alla seconda.